Kamuene…

La terra rosso fuoco sotto i piedi che si perde nel blu del cielo limpido, le foglie che suonano mosse dal vento, odori sconosciuti e luoghi mai visti, così diversi, eppure così accoglienti da essere familiari…

Cammino, immersa nei pensieri e nello stupore di queste novità…

“Kamuene”…i miei pensieri e i miei passi si bloccano…”kamuene” rispondo a quel viso sorridente mai visto prima. Gli sguardi si incrociano e gli occhi sorridono per un attimo intanto che la donna che mi ha salutato prosegue il suo cammino con un bimbo che sbuca dalla fascia che lo sostiene sulle spalle della donna.

E la mente ritorna a quando cammino pensierosa per le vie del mio paese, senza che nessuno interrompa il mio cammino perché nessuno ha l’abitudine di salutare chi non conosce. Ma oggi scoprirò che non è così ovunque, oggi mi insegnerà che tante persone sono disposte a interrompere i loro pensieri e il loro fare per darmi un saluto e donarmi in sorriso.

Cammino per le strade del villaggio, tutti hanno qualcosa da fare, per coltivare il piccolo pezzo di terra che darà loro l’unico cibo che hanno, per raccogliere la legna per cucinare, per riparare la paglia del tetto o portare le assi alla falegnameria,… tutti hanno tanto da fare, ma la fretta sembra non appartenergli, come se avessero comunque tutto il tempo del mondo…eppure vivono molti meno anni di noi, ma questo non sembra preoccuparli… la mia mente è stupita e confusa, eppure un pensiero mi passa per la testa: che alla fine vivano di più! proprio perché capaci di accogliere e vivere ogni momento senza fretta? non ho una risposta, ma è un pensiero che mi interroga e mi piace.

Proseguo il mio vagare fino all’asilo, dove i bambini stanno aspettando anche oggi noi. Non abbiamo portato loro caramelle, né regali, né nulla di particolare, ma avere qualcuno che giochi con loro e sia disposto a sedersi accanto a loro nella polvere rossa del terreno sembra bastargli. Ieri pomeriggio, non a loro, ma ad altri bambini abbiamo gonfiato dei palloncini, la loro gioia era talmente tanta e innocentemente genuina da non riuscire a descriverla…ripenso all’ultimo compleanno di un bambino a cui sono stata, dove neanche i regali più belli hanno saputo generare tanto stupore.

Vengo interrotta nei miei pensieri da un’orda di bambini che mi corre in contro e mi lascio trascinare… Alcune decine di minuti perché poi è ora della disgustosa poltiglia che mangiano per merenda, o forse per pranzo, non so, certo è la prima cosa che mettono nello stomaco nella giornata e perciò è tanto buona.

E l’hanno preparata loro anche se hanno solo 3-5 anni: un gruppetto va a prendere l’acqua al pozzo, qualcuno prepara il fuoco e qualcuno prepara le tazze e i cucchiai…gli altri si siedono e attendono pazientemente che sia il loro turno , poi prendono la loro tazza e mangiano la poltiglia seduti nel prato (nessuno che si alza, passa avanti nella fila o cerchi di prendere quella di un altro,… che bambini strani 🙂 ).

Intanto che mangiano chiedo al Frate perché ho visto dei bambini che non sono lì “è questione di costi dell’asilo?”‘ “no” mi risponde, “quello costa poco e poi è il nostro perciò se qualcuno non può lo aiutiamo, ma a volte le famiglie tengono a casa i bambini perché devono guardare il fratellino di 6 mesi così che la mamma possa andare a fare la legna”. Cosa???? a 3 anni??? Sono sempre più confusa, certo, mi avevano raccontato di questo, ma vederlo…è un’altra cosa…

Il pomeriggio passa all’insegna di giochi con bambini orfani perché i genitori sono morti, quasi tutti di AIDS… per fortuna il concetto di famiglia è ampio e nonni o zii li accolgono con loro. Li accolgono…accoglienza…è una parola che ho sentito e pensato molto oggi, la difficoltà di sentirsi accolti da chi non conosci ma che fa di tutto per farti sentire a tuo agio, è più ancora disarmante e difficile della capacità di accogliere.

Come diceva giustamente la Tizi ieri: noi scout siamo abituati a fare, a metterci al servizio, ad accogliere… e rendersi conto che ha ragione Fra Paolo quando dice che a volte mettersi al servizio passa dalla capacità di farsi così piccoli da accettare di essere aiutati e accolti, è quasi pauroso perché disarmante.

Faccio ancora due passi, da sola per rielaborare tutto quello che è accaduto nella giornata, mi siedo su un tronco d’albero per lasciare fluire i pensieri e una bimba spunta da dietro un cespuglio. Avrà 5 anni al massimo e porta la sorellina sulle spalle nella fascia…non dice nulla, semplicemente si siede vicino a me… Nessuna parola, solo piccoli gesti e sorrisi fino a che il fratello viene a chiamarla e tutti e 3 mi salutano con un gesto della mano…Nessuna parola eppure tanto dire…nessuna parola, solo un silenzio breve come un attimo e profondo come l’immensità di quegli occhi… Il cielo si colora di rosso fuoco, come il sole quasi bordeaux che stà lasciando spazio alla notte tempestata di stelle che, senza l’inquinamento luminoso visto che non hanno corrente elettrica, sembrano essere a pochi metri da noi…la giornata sta volgendo alla fine, una giornata breve visto che sono solo le 18,30 eppure così intensa e ricca da sembrare lunga una vita…

Non rimane che mandare un saluto e un ringraziamento a tutti coloro che hanno permessoa questa giornata di rimanere indelebile nella mia mente e nel mio cuore.

Chiara